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LETTERA APERTA A TUTTI I NOSTRI CLIENTI

Per 40 anni abbiamo soddisfatto decine di migliaia di risparmiatori

 

 

Dopo la trasmissione Report dell’autunno 2016, molti si sono convinti che i loro diamanti valgano assai meno di quanto li hanno pagati. Ma le cose non stanno proprio così…

 

Quanto vale un diamante?

Sul valore dei diamanti occorre porre un primo punto fermo: i diamanti sono stati venduti da IDB a un prezzo in linea con quello di vendita di pietre di pari qualità praticato da operatori di prima fascia (Bulgari, Damiani, Tiffany, Cartier etc.); va poi segnalato che il prezzo dei nostri diamanti comprende anche un’importante serie di servizi, come l’assicurazione All Risks (furto e rapina) per un anno per chi opta di tenere il diamante presso di sé, la custodia assicurata del bene presso caveau convenzionati con IDB per chi sceglie questa opzione, una articolata assistenza di customer care e, più importante fra tutti, l’accesso al servizio di assistenza alla rivendita (ma su questo servizio torneremo più avanti).

Inoltre non è corretto il raffronto dei prezzi IDB con quelli riportati da indici non regolamentati noti a livello internazionale quali il Rapaport: questo indice è spesso invocato come valido riferimento del prezzo al dettaglio, mentre si tratta di una pubblicazione a pagamento, elaborata da un'azienda privata, dedicata esclusivamente agli operatori del settore, quotata in dollari, che non comprende l’IVA, e non definisce in maniera stringente alcune caratteristiche del diamante, importanti ai fini di una corretta valutazione (ad es. fluorescenza, qualità di pulitura, proporzioni, simmetria). Quanto all’accertamento del reale valore del diamante, occorre chiedersi se per valore si debba intendere il prezzo al quale si riesce a venderlo in un dato momento o il prezzo che si deve pagare per acquistarne sul mercato uno con le stesse caratteristiche.

Nel mercato tradizionale, i due prezzi sono sempre stati, e sono, molto distanti l’uno dall’altro: questo succede non solo perché il mercato del diamante non è assistito da fixing dei prezzi universalmente riconosciuti, ma anche perché i tradizionali operatori del mercato del diamante - con la sola esclusione di IDB e di altre società che hanno adottato lo stesso modello - non offrono un servizio di assistenza alla rivendita. Se dunque l’acquirente di un diamante vuole rivenderlo, dovrà cercare sul mercato un operatore che acquisti da privati: tra questi operatori prevale peraltro, e molto spesso, l’aspetto speculativo. Nel tradizionale mercato del diamante al di fuori del nostro circuito, dunque, il cliente acquista pagando caro e rivende a cifre inferiori a quelle pagate per l’acquisto.

Le caratteristiche del diamante

Come noto, il diamante è una pietra preziosa con svariate caratterizzazioni, sia di tipo naturale che di lavorazione. I fattori più noti che determinano il suo valore sono le cosiddette quattro “C” (4C) dal loro nome inglese, cioè: colore (colour), purezza (clarity), tipologia di taglio (cut) e caratura (carat). Oltre alle 4C, un diamante ha caratteristiche ulteriori (fluorescenza, proporzioni, simmetria e lucidatura/rifinitura), tutte rilevanti ai fini di una maggior o minor valutazione della pietra.

Ognuna di queste caratteristiche si articola a sua volta in diverse classificazioni o scale; la classificazione viene attribuita, per ogni singola caratteristica, sulla base di un’indagine che, se condotta con attrezzature tecnicamente adeguate, consente di conseguire attribuzioni universalmente riconosciute. A conclusione del procedimento di analisi delle caratteristiche della pietra, viene dunque rilasciato il “certificato del diamante”, una sorta di “carta di identità” della pietra sulla quale vengono descritti il peso, il colore, le dimensioni, i dettagli del taglio e la qualità. Sono molti gli istituti che rilasciano questi certificati, ma solo pochi sono riconosciuti a livello internazionale; sul mercato tradizionale, poi, esistono certificazioni che consistono in semplici dichiarazioni rilasciate dal singolo operatore, sulla base di indagini condotte senza l’ausilio di alcuna attrezzatura se non una lente di ingrandimento!

Il modello di IDB

Da quando abbiamo iniziato a operare sul mercato, abbiamo scelto un modello fortemente innovativo. Abbiamo pubblicato, in un mercato tradizionalmente “riservato”, i listini dei prezzi applicati; abbiamo venduto diamanti di elevata qualità, accompagnati da certificazioni ineccepibili (in quanto rilasciate da uno degli istituti riconosciuti a livello mondiale); abbiamo offerto servizi di grande qualità e utilità per il cliente e in particolare ci siamo impegnati nei suoi confronti a occuparci della rivendita: lo abbiamo fatto in piena trasparenza delle condizioni, offrendo il diamante in rivendita al listino corrente e riconoscendo al nostro cliente rivenditore lo stesso prezzo a cui il diamante veniva ricollocato, dedotta ovviamente una commissione predeterminata e decrescente man mano che la data della rivendita si allontanava da quella dell’acquisto. In altre parole IDB ha messo a disposizione dei suoi clienti una specie di “piattaforma”, che stante le dimensioni dell’azienda e del numero elevatissimo degli sportelli bancari convenzionati (circa 8.000), ha facilitato l’incontro tra un privato venditore ed un nuovo acquirente. Insomma, abbiamo portato innovazione e trasparenza – e lo diciamo con molto orgoglio - in un mondo che certo non brillava per tali caratteristiche. In oltre 40 anni, questo modello ci ha consentito di affermarci sul mercato e a tanti nostri clienti di poter rivendere, non solo recuperando la somma pagata, ma, qualora sia stato rispettato il corretto orizzonte temporale, anche molto spesso guadagnando.

La campagna mediatica

Come succede per tutte le iniziative che portano innovazione in settori tradizionalmente statici, il successo di IDB ha suscitato invidia e risentimenti crescenti, che hanno trovato sbocco in una campagna di stampa che ha avuto come obiettivo non quello di portare, all’interno del mercato del diamante, regole chiare e condivise, ma di colpire soltanto gli operatori che avevano cercato di portare innovazione e trasparenza. Gli altri operatori che acquistano diamanti da privati a condizioni di pura speculazione possono stare tranquilli: per i giornalisti televisivi non sono loro il problema!

Il mercato del diamante sotto shock

Ma proprio a seguito di questa campagna, il mercato dei diamanti è stato travolto da un vero e proprio shock e sta vivendo, oggi, la stessa situazione che ha attraversato il mercato immobiliare all’indomani della cosiddetta “bolla immobiliare”: un giorno qualcuno grida che i prezzi degli immobili sono gonfiati, si diffonde il panico, si crea un’ondata di vendite. Nessuno, in una situazione simile, è disposto a comprare: ne conseguono discesa dei prezzi e difficoltà a vendere. Vale sia per gli immobili che per i diamanti. La difficoltà a vendere ha un’immediata conseguenza: chi vuole vendere oggi un diamante trova acquirenti solo tra gli speculatori. Da questa constatazione nasce il consiglio che IDB dà a tutti i possessori di diamanti: se non avete urgenze particolari, è meglio aspettare a vendere, aspettare soprattutto che il mercato abbia riassorbito lo shock subìto e che sia tornato alla normalità. Un altro consiglio: se si vuol capire quale sia il valore del proprio diamante (senza gli importanti servizi offerti da IDB), il prezzo non va chiesto allo speculatore disposto a comprarvelo oggi, nel mezzo della peggior crisi che il diamante abbia attraversato in Italia; è meglio andare da un operatore serio a chiedere a quanto si potrebbe comprare un diamante identico a quello posseduto.

La sospensione dell’attività di vendita

Di fronte a una così drammatica crisi del mercato, e non appena abbiamo appreso che le Autorità stavano intervenendo per fissare regole specifiche per il mercato del diamante - fino ad allora non regolamentato – abbiamo per maggior tutela dei risparmiatori sospeso l’attività di vendita, in attesa di poterla riprendere dopo l’intervento delle Autorità, in una situazione con regole chiare e condivise. Che è quello che da tempo auspicavamo.

Il percorso per un ritorno alla normalità

Le tre Autorità che sono state chiamate in causa da chi ha voluto sollevare lo “scandalo” – CONSOB, AGCM, Banca d’Italia – sono recentemente intervenute per chiarire la loro posizione rispetto al mercato del diamante da investimento. Tutte e tre le Autorità hanno in primis confermato la legittimità della vendita del diamante attraverso il canale bancario; ogni Autorità è poi intervenuta sugli argomenti specifici al suo settore:

  • La CONSOB ha confermato che il diamante, se venduto con le modalità da noi attuate, non è un prodotto finanziario. La tesi di Report è così smentita in modo, si spera, definitivo.

  • L’AGCM (Autorità del Garante della Concorrenza e del Mercato) ha sanzionato IDB concedendoci 60 giorni per adeguare il nostro modus operandi ai principi enunciati nel suo provvedimento: nonostante l’impugnazione avanti al TAR del Lazio (e nonostante l’esito, positivo per IDB, della prima pronuncia in via d‘urgenza), abbiamo presentato una nuova modulistica molto dettagliata e il canovaccio del nuovo materiale pubblicitario. I nostri documenti hanno ottenuto dall’Autorità la “presa d’atto” di ottemperanza ai principi enunciati nel provvedimento: IDB è dunque pronta a riprendere la sua attività di vendita con modalità che, vista la “presa d’atto”, devono ritenersi incontestabilmente rispettose del codice del consumo.

  • La Banca d’Italia è intervenuta molto di recente (si veda il comunicato stampa pubblicato in data 14 marzo sul proprio sito; il link per vederlo è il seguente: https://www.bancaditalia.it/media/notizia/operazioni-di-compravendita-di-diamanti-effettuate-attraverso-gli-sportelli-bancari), affermando tre principi fondamentali:

    1. ha riconosciuto la legittimità della commercializzazione dei diamanti per il tramite del canale bancario;

    2. ha affermato che la vendita dei diamanti non è soggetta né alla normativa in tema di prodotti finanziari (confermando così la pronuncia di CONSOB), né alle disposizioni del testo unico bancario (TUB);

    3. ha fissato le norme di comportamento cui le banche devono attenersi nell’attività di segnalazione di clienti interessati all’acquisto di diamanti.

A questo punto, il quadro delle regole da applicare nella vendita dei diamanti attraverso il canale bancario è compiutamente definito per quanto riguarda IDB, mentre è ancora in corso il processo di adeguamento, da parte delle banche, ai principi enunciati da Banca d’Italia.

I rapporti tra IDB e le associazioni dei consumatori

Consapevoli comunque che la campagna denigratoria di stampa ha messo in allarme molti risparmiatori, ci siamo fatti promotori fin dal dicembre scorso di un tavolo di lavoro con le Associazioni dei consumatori. L’obiettivo del tavolo è duplice: da un lato condividere, tra operatori e associazioni dei consumatori, le regole che devono sovraintendere al mercato dei diamanti (al fine di redigere un Codice condiviso di condotta e di autoregolamentazione); dall’altro, altrettanto importante, costituire un organismo di conciliazione, offrendo ai consumatori che si ritengono danneggiati un interlocutore utile cui sottoporre le loro problematiche. Ai lavori del tavolo hanno aderito numerose Associazioni dei Consumatori e i principali operatori del settore. La prossima riunione è prevista l’8 maggio: sarà una riunione importante, poiché, come abbiamo visto, il quadro normativo, nell’ambito del quale ci si dovrà muovere perché possa riprendere la vendita dei diamanti attraverso il canale bancario, è compiutamente definito. Non solo IDB, infatti, può attivarsi con moduli contrattuali incontestabilmente conformi al codice del consumo, ma le banche stesse – che rappresentano il solo canale di vendita del quale IDB si avvale – dispongono ora di precise indicazioni, da parte della loro autorità di controllo, per riprendere l’attività di commercializzazione dei diamanti. In tale situazione il Tavolo potrà finalmente dare avvio ai lavori per la redazione del Codice di condotta per il mercato del diamante da investimento ai sensi dell’art. 27 bis del Codice del Consumo: a tal fine la convocazione è stata estesa, come previsto dal codice del consumo, anche alle associazioni imprenditoriali interessate al mercato da regolamentare, e cioè Federorafi, Federpreziosi e ABI, Associazione bancaria italiana. Agli Istituti di credito, fino ad ora assenti, è stato inoltre formulato formale invito a partecipare ai lavori del Tavolo.

IDB e i suoi servizi per i clienti in questa fase di stallo

Come abbiamo detto, IDB ha sospeso l’attività di vendita di diamanti dal 1.mo marzo 2017: l’attività è tuttora sospesa in attesa della decisione delle banche, che, va ricordato, costituiscono il solo canale di vendita utilizzato da IDB. Per tutto questo tempo, cioè per oltre un anno, IDB ha mantenuto intatta e operativa - a fronte di nessun ricavo - la sua struttura aziendale composta da numerosi dipendenti e collaboratori sul territorio. Abbiamo fatto questa scelta per due motivi: innanzitutto perché vogliamo continuare a fornire ai nostri clienti, in piena efficienza, tutti i servizi che hanno da sempre caratterizzato (e caratterizzeranno) la nostra offerta di vendita: la rete di referenti (estesa a copertura dell’intero territorio nazionale); l’assistenza post-vendita (cointestazioni, passaggi di proprietà, successioni); la logistica e il trasporto assicurati del bene; la consulenza per eventuale incastonatura del diamante a gioiello; l’attività di customer care, il deposito gratuito, la movimentazione delle pietre dal deposito ai clienti che ne chiedono la restituzione o la visione, la ricertificazione delle pietre, e in ultimo, ma non meno importante, la nostra polizza assicurativa “All Risks”. Ma l’altro motivo che ci ha spinto a mantenere viva la nostra struttura nel rispetto proprio delle migliaia di nostri clienti, è perché crediamo nel mercato del diamante, crediamo alla sua ripresa e crediamo – non appena si sarà placata la campagna mediatica negativa - nella sua rapida normalizzazione. Noi vogliamo farci trovare pronti a ripartire, con tutte le nostre forze, intatte, non appena le banche dichiareranno di essere a loro volta pronte a riaprire i loro canali nella commercializzazione dei diamanti da investimento.



Milano, 19 aprile 2018

Intermarket Diamond Business S.p.A.



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